Ciao a tutti! Martedì scorso ho partecipato alla Masterclass di PowerUp con Ventive e mi è rimasta una curiosità - magari qualcuno della Community ci è già passato e mi sa aiutare.
Quando l’MVP serve soprattutto a imparare (non a fare traction), come impostate la validazione nelle fasi early e come la raccontate agli investitori? In particolare: che evidenze considerate credibili quando CAC/LTV sono ancora instabili, e qual è il momento giusto per iniziare a fare fundraising senza cadere nel paradosso ‘servono investimenti per rendere i numeri buoni, ma servono numeri buoni per ottenere investimenti’?
Risposte (4)
Quando l’MVP è pensato per apprendere, la validazione va giustamente letta più in termini di riduzione del rischio che di traction. Nelle fasi early, le "evidenze" credibili sono più qualitative che quantitative ma bisogna cercare di strutturarle: pattern di utilizzo ripetuti, time-to-value, retention su micro-coorti, willingness to pay esplicita e segnali di vendita (es. richieste inbound, referral).
CAC/LTV instabili sono normali: conta dimostrare che le leve sono identificabili e migliorabili. Poi il fundraising ha senso quando l’incertezza principale non è più “costruiamo la cosa giusta?” ma “riusciamo a scalarla?”, anche con numeri ancora grezzi ma una narrativa solida.
Ciao Alessandro! Ottima domanda, sulla parte MVP, nella mia esperienza la chiave è stata proprio far testare sin da subito la soluzione ad utenti in target (molto importante, altrimenti rischi di ottenere feedback poco utili) per imparare da chi lo usa davvero, senza aspettare il momento perfetto.
Soprattutto all'inizio è fondamentale capire se il problema che pensi di risolvere sia realmente sentito e se la soluzione abbia senso per chi la deve usare.
Le evidenze più credibili in questa fase, secondo me sono:
Feedback qualitativi: perché le persone usano il prodotto? Quale problema specifico risolve per loro?
Usage patterns: come lo usano? Quali funzionalità ignorano e quali invece sono essenziali?
Willingness to pay: quanto sarebbero disposti a pagare e quale sarebbe la loro alternativa.
ROI percepito: che risultato concreto ottengono? Tempo risparmiato? Errori evitati? Soldi in più?
Il passaggio successivo è stato proprio trasformare questi insight in value proposition chiara e comunicarlo al meglio per crescere molto più velocemente. A quel punto i numeri iniziano ad avere più senso e puoi costruire una narrativa credibile per gli investitori.
Questi ovviamente sono solo i miei 50 cents!
Ciao Alessandro.
hai toccato un punto molto interessante e che meriterebbe una discussione di ore; partiamo con una considerazione generale.
Concondo con Davide, quando l’MVP serve più a imparare che a fare traction la validazione early serve soprattutto per la riduzione del rischio: capire se il problema è reale, se la soluzione si capisce in fretta, se il workflow è adottabile e se esiste un buyer con budget (o un partner con distribuzione).
Nel nostro caso specifico siamo 100% bootstrapped, quindi all’inizio la relazione con gli investitori è stata minima.
Ma il punto non è “aspettare” che gli investitori ti chiedano le metriche, è arrivarci con evidenze che dimostrino che stai trasformando incertezze in certezze. Nel nostro caso abbiamo validato in modo molto concreto, portando un MVP “visibile” (non perfetto, ma credibile) a fiere ed eventi, per osservare cosa le persone capivano in 30 secondi, quali obiezioni tornavano sempre (fiducia, compliance, processo decisionale) e quali richieste emergevano spontaneamente. Il valore era parlare con utenti non reclutati: se ti ignorano è già un segnale, se ti fermano e ti contestano meglio ancora, perché capisci dove intervenire.
In parallelo, abbiamo fatto interviste in contesto: agli eventi di settore chiedevamo direttamente cosa pensassero di una soluzione come Penelope. L’obiettivo era misurare l’intensità del bisogno, il linguaggio con cui descrivono il problema e i primi segnali di willingness to pay o willingness to integrate (chi decide, quali tempi, che budget).
Nel mondo degli investimenti il bisogno di strumenti che riducano rumore e migliorino disciplina è in parte già noto: la vera validazione è capire se la tua soluzione si innesta davvero nel workflow e lo migliora in modo percepito.
Sul fundraising, non c’è una regola unica, ma per noi è iniziato quando sapevamo dire con precisione cosa sblocchi con capitale e come misuri se funziona.
E, infine, abbiamo imparato che conta molto la due diligence sugli investitori: meglio pochi interlocutori davvero allineati, capaci di portare valore oltre al denaro (distribuzione, credibilità, network), che un approccio spray and pray. Questo aiuta anche a superare il paradosso: non cerchi solo chi “crede nei numeri”, ma chi può aiutarti a costruirli.
StrongHer Mentor
Team Qonto
Ciao! 🙌
Visto che la discussione era super interessante (e grazie @Alessandro Brancati per averla lanciata e ad @Arturo Pepi per gli input!), ne abbiamo approfittato per approfondire il discorso direttamente con @🥢davide Azzalin e Mauro.
Ne è venuta fuori un'intervista su come validare un MVP usando l'AI, l'abbiamo pubblicata nel blog di Qonto. Ve la lascio qui, se volete darci un occhio! 👇
🔗 Costruire un MVP con l'AI
Spero dia nuovi spunti utili per continuare la conversazione!